abbandono.

come una luce

Il poeta Christian Bobin afferma che: “Con l’immaginazione, quando il tempo è brutto, si può perfino vedere il volto di Dio”.

E nel tempo di oggi, con il recente ricordo della Beatificazione di Leopoldina Naudet, nel segno di questa affermazione, in questo  Abbandono, come una luce, uno scrittore intraprende un viaggio nel passato della futura beata.

 

Di questo suo passato, Leopoldina non hai mai fatto parola. Non un inciso, un appunto.

I suoi piedi hanno calpestato grandi palazzi, regge, castelli, ma il suo passo non si è fermato più del dovuto su quel suolo a lei estraneo.

Il suo cuore non è stato trattenuto dalla magniloquenza di quelle sontuose dimore, il suo orizzonte era l’altrove.

 

E’ compito quindi del narratore immaginare, tessere fili invisibili, ipotizzare, lavorare su scarti di materiale e su brandelli di pensiero, rovistare nel deserto dei suoi silenzi, accendere un lume e così poter esplorare altre dimore.

 

Questa narrazione ristabilisce un ordine nel passato della Naudet, da vita a quanto è assente, colma i vuoti di una storia. 

Con un’immaginazione che si compenetra e dialoga con lei, attraverso i suoi scritti e le sue testimonianze.

 

Si narra che: “Dio ha creato gli uomini perché Egli - benedetto sia - ama i racconti”.

E quello che cercheremo di raccontare è l’abbandono di Leopoldina Naudet. Come una luce.

Reading/

Meditazione a tre voci

per immagini

e frasi

sonore

 

Nelle segrete

dimore 

di Leopoldina Naudet

voci narranti

WALTER PERARO

SIMONETTA GIACON

ANTONELLA ZANCHI


testo originale,

immaginie regia

MARCO L. ZANCHI

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