Non mi piace. Mi piace.



Non toccare.

Non comprendo.

La vedi?

Non mi piace.

Giù le mani.

E’ una rarità.

Ma di che parli?

Di lei.

Lei chi?

Una parola. Ora sta passeggiando.

E buffo… non la vedi?

E’ alla tua destra, sta salendo a bordo di questa brezza sonora.

Si libra nell’aria.

China il capo.

Agevola il suo passaggio e lasciala scorrere

Ora la vedo, si. Mi sta fissando negli occhi. Sta per dirmi qualcosa. Lo senti?

Questo non mi piace. Che sta dicendo? Non mi piace. Probabilmente anche a me questo non piace. Non piace come è finita. A me invece non piace per come è iniziata. A me non piace la fine. Di cosa? Di ogni cosa. A me invece la cioccolata al latte e fare la fila non mi piace. Fila? Quella per vedere una mostra. Per comperare cose in mostra? Ma anche il latte tiepido e fare gli auguri non mi piace. E la musica in sottofondo. La musica sopra il fondo, i pregiudizi ma anche le zucchine lesse non mi piacciono. Non mi piacciono le esclusive, le conclusioni, le premiazioni, i pranzi e i concorsi. Essere di moda e seguire la moda non mi piace. Le prime notizie, l’uovo a la cock e le ultime notizie non mi piacciono. Le cose da fare e parlare troppo. Spiegare tutto non mi piace. E i fenomeni di massa, l’evento, la massa, non mi piace. E il punto esclamativo e i due punti non mi piace. Le imitazione il pesce crudo non mi piace. La pubblicità. Mangiare e guardare pubblicità. Camminare e vedere pubblicità e la marmellata di fichi non mi piace.Dire trasgressione e shock non mi pace. E il mese di luglio e camminare con lo zaino vuoto e le sottoscrizioni e il luogo comune non mi piace. La matematica, le cartoline, il gelato alla stracciatella, dormire troppo la mattina,

il bel paesaggio e troppa ragione. E le finestre senza scuri non mi piace. I manuali e i pantaloni con l’elastico ma anche le guide turistiche non mi piacciono. E le riviste di turismo, la tv sempre accesa e le cerimonie. Ed essere cerimonioso non mi piace. E non mi piace creare mistero con nulla di misterioso. La risposta semplice, l’ intervista in ginocchio, fare il turista, visitare ogni cosa da turista. E l’insalata da condire. Ma anche l’insalata troppo condita. E la birra calda non mi piace.

Non mi piace quando mi dicono “ te l’avevo detto”. Il rumore, i pomodori affettati grossi, vestire impeccabile e la parola gratis non mi piace.

Semplificando, dite che cosa vi piace e cominciamo da li.

Cosa mi piace? Certo. E partiamo da qui. Mi piace. Si, come un foglio bianco. E le rotaie diritte. Si, un foglio bianco e le rotaie diritte. Ma anche le rotaie curve mi piacciono. Mi piace un foglio bianco scarabocchiato con la matita numero tre, la gomma pane e il silenzio che precede questo suono mi piace. Si, il tam-tam mi piace, e metterci sopra un pensiero. Tam-tam. Il pensiero che sobbalza e singhiozza a ritmo e saltella, questo mi piace. E farlo continuamente finché l’orecchio non si stanca mi piace. Un suono, ma per poterci parlare sopra, sotto e di fianco mi piace.

E con la stessa nota non parlare. Ascoltare solamente. In silenzio. Ogni silenzio che viene dopo un suono mi piace. Ma anche lo sguardo di un bambino mi piace. Mi piace la domanda, la domanda senza risposta, la strada bianca in salita, ottobre, l’odore del pane sfornato, le foglie dopo la pioggia mi piacciono. Mi piace quando non è per tutti e anche quando ci sono tutti. E le focaccine calde ai mirtilli mi piacciono. Mi piace guardare la nebbia dalla finestra. La finestra, i vecchi che passeggiano, i vecchi seduti. I vecchi mi piace. Si, vecchi seduti alla finestra. E la mattina presto in città con la pioggia sottile mi piace. Mi piace il silenzio, una gentilezza inaspettata mi piace.

Mi piace quando mi accordo di esserci. Mi piace quando non so di esserci e osservare una persona sola che cammina. Gennaio mi piace e un punto di domanda, una lieve malinconia, il senso di colpa preso a calci mi piace, un bel pretesto, il piatto unico, l’appuntamento disdetto. Osservare una cosa e poi chiudere gli occhi. La nebbia di montagna mi piace. Rimandare a domani e anticipare ad oggi mi piace. Dire questo e non quello mi piace. Sorseggiare un caffè. Amaro.

Si, mi piace. E le parole giuste. Uscire per entrare mi piace e quando non è mai la stessa cosa. Mi piace la musica che non capisco. Pure le parole che non capisco. Il necessario mi piace e le immagini che non capisco. Cominciare da zero. Mi piace un confini da oltrepassare, una cosa imperfetta, guidare dopo la pioggia. Guidare sotto la pioggia. Lispirazione dell’ultimo secondo mi piace. E il fuoco senza fumo mi piace ma anche guardare quello che non si vede mi piace. Le porte e la paura.

E l’idea della leggerezza mi piace.

E i quadri storti. Un poco di tutto mi piace.

Traslocare, un angolo della stanza, camminare con la testa china, scrivere appunti su foglietti di carta. E poi smarrirmi nella penombra. In un angolo della stanza, si mi piace. E poi mi piace non accorgermi quando avviene. Mi piace esserci quando avviene. E il teatro vuoto mi piace, il palcoscenico di un teatro vuoto, sedere in platea di un teatro vuoto, le scatole, l’attesa prima di un concerto, prima che inizi un film, prima che inizi il giorno, prima che inizi qualunque cosa. L’attesa mi piace. Le pause giuste e pane con il formaggio mi piace. Il suono giusto mi piace e raccontare seriamente stupidaggini. E poi frugare in un libro di parole. Le parole tutte mi piacciono. E metterle in fila, scuoterle e farle parlare mi piace. Accorgermi che ieri è stata una bella giornata mi piace. L’emozione che non mi posso permettere mi piace.

E la notte, la mattina dopo, il giorno, si, mi piace. Ogni giorno. E domani? Comunque mi piacerà. Mi piacerà una regola fissa svitata dalla parete, fare shopping di buon gusto, seppellire gli errori e conservare un po’ di stupore per la vecchiaia. Mi piacerà darmi un certo entusiasmo, non aspettarmi niente perché ho tutto, si questo mi piacerà. E pensare che quando non ci sarò forse potrò esserci ancora.

Mi piacerà pensare che domani è il giorno dopo oggi, e cioè ieri, perché oggi è domani. O almeno, lo era, lo poteva essere o lo posso pensare. Questo mi piacerà, così che ieri può essere anche domani. E anche oggi, certo. Dove?

In fondo a destra.

Stanza accanto.

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